BEBO, MIO PADRE E IL MIO MIGLIORE AMICO


Mio padre, da giovane, ha speso il periodo più incredibile della sua vita in compagnia dei suoi migliori amici, Bebo e Moreno. Hanno condiviso quei viaggi che tutt’ora sono leggendari, attraverso l’America degli anni 70, con 300 dollari e una copia di “On the Road” di Kerouac in tasca. Hanno fatto il coast to coast in autostop, attraversando la California sul retro di un camion, finendo a la Baya del Muerto, sulla costa occidentale messicana, a fare surf, fumare e scrivere poesie. Poi sono cresciuti e anni dopo hanno figliato, quasi tutti nello stesso anno. Tra il 1985 e il 1986 a Sassuolo sono nati Lorenzo, Matteo e Luca, rispettivamente i figli di Bebo, Moreno e Paolo. Questi figli hanno ereditato la loro amicizia e sono cresciuti insieme fino a che Moreno non si è trasferito in una piccola cittadina montana con la famiglia. Luca e Lorenzo, invece, sono rimasti vicini, ed hanno portato avanti quell’amicizia patriarcale che li ha legati così meravigliosamente stretti. Anche loro, come i padri, hanno condiviso l’infanzia e l’adolescenza, in tutte le sue sfacettature. Fino a che, alla fine del 2005, quando i due erano separati dall’università – uno a Milano e l’altro a Modena – improvvisamente, Bebo viene a mancare.

Quel giorno rimane a tutt’ora uno dei giorni più importanti della mia vita. Ricordo, la sera prima dell’accaduto, arrivai in stazione centrale 10 minuti dopo la partenza del treno, affannato e convinto di averlo perso. Era l’ultimo treno per Modena, quello delle 22 e 10. Scoprii invece essere ancora sul binario, come ad aspettarmi. Lo presi come un segno, dovevo essere a Modena quella notte. Ore dopo, in discoteca con gli amici, Lollo mi chiamò con la voce spezzata dicendomi di andare a casa sua il prima possibile il mattino dopo. Mi si gelò il sangue, perchè mi chiamò”Lu” – mi chiama così solo quando è successo qualcosa. Gli chiesi cosa fosse successo, ripetè di raggiungerlo la mattina presto e mise giù. Pensai subito a Bebo, ma distolsi lo sguardo da quel pensiero.
Mia madre venne a svegliarmi alle 7 affannata dicendo che era accaduto qualcosa. Mi tirai su di scatto e – giuro – ancora intontito dissi: “Cos’è successo a Bebo?”. Mi aspettavo di tutto, qualsiasi risposta al mondo, tranne quella. Era troppo forte, troppo assurda. Era semplicemente troppo.
Brancolai in bagno, mi buttai sotto la doccia, e scoppiai in un pianto misericordioso. Bebo era morto. Nessuno capisce questa parola fino a che non ti succede addosso, sulla pelle. E’ una parola che vuol dire fine, vuol dire addio senza avere il tempo di dirlo. Tornato in camera alla bene e meglio riempii uno zaino di vestiti e partii. Fu Lollo ad aprirmi la porta, mi saltò al collo, rimanemmo in piedi un’eternità a piangere, e una volta esausti, ci sedemmo, e piangemmo un’altra eternità. La prima cosa che riuscì a dirmi fu  ”Lo sai che rimani qua fino al funerale, vero?” gli feci vedere la borsa e scoppiammo a piangere di nuovo. Dopo il secondo giorno finimmo le lacrime, e i nostri volti assunsero un’espressione di dolore cosciente, sempre presente. Passammo 4 giorni insieme, senza mai staccarci di dosso. Portai la bara in chiesa, al posto di mio padre, insieme a Lollo. Mi sentii inglobato nella sua famiglia, come se fossi uno dei figli, come se avessi perso mio padre stesso. E vidi il mio migliore amico affrontare la più dura di tutte le prove, perchè da ragazzo quale era divenne uomo in pochi giorni, pilastro della sua famiglia, di sua madre e delle sue sorelle. Era rimasto lui l’uomo, e con tale forza affrontò quei giorni. Assistere alla trasformazione di Lollo fu una delle lezioni più importanti della mia vita. Vederlo camminare in mezzo ai parenti con lo sguardo alto era per me un miracolo di potenza.
“Quello è il mio migliore amico” pensavo fiero. Mio padre, che era lì, vivo, con me a piangere della scomparsa di Bebo, era quasi una colpa. E solo a quel punto mi resi conto di quanto lo amassi, perchè quando risali frantumato dal pozzo puoi solo provare gratitudine alla vista del cielo. Mio padre era vivo, ma era come se mi fosse morto. Quel giorno smisi di essere solamente suo figlio, e diventai un uomo che ama l’uomo che l’ha generato. E dal quel giorno, l’eventualità che possa andarsene mi tormenta come un brutto sogno. E Lollo, Lollo e i suoi cari, sono la prova che la vita va avanti, e che va affrontata con amore, altrimenti si finisce nell’oblio.


Il mare è tutto questo. Il mare è Bebo, il mare è mio padre, é il mio migliore amico e sono io stesso. E’ la voragine della vita, è la paura di morire, è l’incommensurabile misericordia dell’amore.

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